L’incontro tra Greta e Conte: un buco nell’acqua tra mille promesse

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Si è svolto lunedì 19 ottobre il video-incontro che ha visto coinvolti Greta Thunberg e altre quattro attiviste dei Fridays For Future (Adélaide Charlier per il Belgio, Luisa Neubauer per la Germania, Laura Vallaro e Martina Comparelli per l’Italia), il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Grande attesa era stata risposta in questa riunione che, tuttavia, si è rivelata tutt’altro che all’altezza delle aspettative, con grande delusione della fondatrice dei FFF e delle altre attiviste che non hanno riscontrato nel Premier la volontà di impegnarsi concretamente nella lotta alla crisi climatica globale. “Sono stati dati tanti numeri sugli euro che investiranno in qualcosa e sull’importanza del Green Deal ma senza menzionare la crisi climatica”, è quanto riferiscono poco dopo la fine dell’incontro.

La riunione, anticipata da una lettera firmata dalle attiviste, aveva uno scopo ben preciso: chiedere al Premier Conte, come è stato chiesto agli altri leader europei e mondiali, di trattare la crisi climatica come quella che è: una crisi vera, che sta mettendo un’ipoteca sul futuro del Pianeta e quindi delle nuove generazioni; un’emergenza che già oggi, con un aumento della temperatura terrestre di circa 1,2 gradi centigradi, sta facendo vedere le sue tragiche conseguenze, portando al collasso di interi ecosistemi, all’estinzione di numerose specie (spaventosi in questo senso le stime recentemente fornite dal Living Planet Index, in base alle quali tra il 1970 e il 2016 circa il 68% della fauna mondiale risulta scomparso a causa delle azioni dell’uomo), a catastrofi che sempre più spesso mettono a repentaglio la sicurezza delle persone o le costringono ad abbandonare le proprie case.

La discussione intorno alla crisi climatica è in corso all’interno dell’Unione Europea e nuovi obiettivi climatici per il 2030 sono al centro del dibattito ma, quanto si è fatto e si sta facendo non è abbastanza. Il tempo dei “piccoli passi nella giusta direzione” è finito, c’è bisogno di scelte capaci di invertire veramente la rotta, c’è bisogno che i leader mondiali smettano di “mettere la testa sotto la sabbia riguardo la crisi climatica” o, di questo passo, nel giro di pochissimo tempo diventerà impossibile rispettare quanto siglato nell’accordo di Parigi.

“Come primo passo, tutti i leader dell’UE dovrebbero garantire da adesso che le nuove politiche climatiche dell’UE siano in linea con l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C, senza utilizzare scappatoie o contabilità creativa”, spiega una nota del movimento dei Fridays For Future, che lo scorso luglio ha inviato a tutti i leader mondiali una lettera aperta, sottoscritta da quasi 130.000 persone, per formulare alcune precise richieste avanzate anche ieri al Presidente del Consiglio.

Innanzitutto lo stop agli investimenti in tutte le attività di esplorazione ed estrazione di combustibili fossili e la fine dei sussidi ad essi destinati per cui la sola Italia, secondo le stime fornite da Legambiente, spende circa 18,8 miliardi di euro l’anno.

Tra gli obiettivi chiave inseriti all’interno del Quadro 2030 per il clima e l’energia elaborato dall’UE per il periodo 2021-2030 figura, oltre alla quota di almeno il 32% di energie rinnovabili all’interno dell’UE e quella relativa all’incremento del 32,5% dell’efficienza energetica, figura  la riduzione del 40% (rispetto al 1990) delle emissioni di gas serra, con l’intenzione da parte della Commissione di proporre, nell’ambito del Green Deal europeo, di portare le riduzioni al 50-55%.

Tuttavia, “gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 del 55 per cento, 60 per cento o anche 65 per cento proposti per l’Europa entro il 2030 non sono neanche lontanamente sufficienti per essere in linea con l’obiettivo di 1,5 gradi”, sostengono le attiviste, che evidenziano anche come gli stessi obiettivi contengano delle evidenti lacune, in quanto le quote di riferimento non includono alcune categorie particolarmente inquinanti. Restano escluse, infatti, le emissioni dell’aviazione internazionale (che secondo le stime risultano più che duplicate solo nell’ultimo ventennio), quelle legate al consumo di beni prodotti al di fuori dell’Unione Europea e le emissioni dovute al trasporto marino. Quest’ultimo, in particolare, secondo il terzo studio dell’Imo sui gas a effetto serra, emette da solo circa 940 milioni di tonnellate di Co2 l’anno ed è responsabile di circa il 2,5% delle emissioni globali; dati che, se non si interviene tempestivamente, potrebbero portare ad un aumento delle emissioni compreso tra il 50% e il 250% entro il 2050, compromettendo fatalmente gli obiettivi fissati nell’accordo di Parigi.

All’Italia, che il prossimo anno presiederà il G20 e co-ospiterà con la Gran Bretagna il vertice sul clima della Cop26, le attiviste chiedono di assumere un ruolo di garante del rispetto dei principi stabiliti con l’accordo di Parigi, affinché i nuovi obiettivi europei consentano prima di tutto di non superare il limite di 1,5 gradi di surriscaldamento globale. Accanto a queste richieste, i ragazzi dei Fridays For Future hanno portato all’attenzione di Conte e degli altri leader la necessità di rendere l’ecocidio un crimine internazionale e la proposta di istituire dei budget annuali di carbonio vincolanti basati sui migliori dati scientifici possibili.

Tante dunque le questioni sollevate e tante le aspettative riposte in questo incontro col Premier Conte che, tuttavia, non ha portato alle risposte sperate. “L’Italia ha firmato l’accordo di Parigi, ma sta facendo marcia indietro sull’azione per il clima . Non c’è una via di mezzo: bisogna eliminare le infrastrutture del gas e le campagne di greenwashing che le circondano per rispettare gli obiettivi di Parigi. Si tratta di scegliere tra il nostro futuro e i gasdotti. Come è possibile mettere i fossili prima delle persone?” , ha commentato Martina Comparelli.

La crisi climatica va trattata come una crisi e il tempo per intervenire sta scadendo, l’auspicio di tutti gli attivisti è che i leader mondiali si dimostrino finalmente all’altezza della situazione e che  prendano provvedimenti in grado di salvaguardare un futuro che si sta letteralmente sciogliendo davanti agli occhi di tutti. “Vi possiamo assicurare che non ci fermeremo fino a quando non vedremo un’azione reale per proteggere il nostro futuro”, promettono i ragazzi dei Fridays For Future.

di Martina Annibaldi